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10 gennaio. C’è un anemone rosso, sbocciato, in giardino

 

Un anemone color rosso spunta tra l’erba delle nostre colline.
Vien su come una piccola eccezione ma non è solo: qualche margherita è già fiorita, anche i narcisi sono già aperti e sbocciati. I fiorellini di campo intervallano la monocromia del verde. Anche se è gennaio. Anche se non dovrebbero.
E ci impressiona, una sensazione strana che oscilla tra la fascinazione di ciò che fiorisce e lo scetticismo dell’inopportuno. Ciò che è fuori tempo e fuori luogo, implicando considerazioni che scomodano cambiamento climatico e surriscaldamento globale.

Proprio come inciampare in un anemone in fiore il 10 gennaio.
Un estremismo, in qualche modo, del quale l’individuo si sente colpevolmente incolpevole, faticando ad introdurre il termine “virtuoso” nelle proprie pratiche di consumo quotidiano. Ormai ci stiamo abituando, anche nel nostro clima temperato, a espressioni drastiche della natura: il 2022 è stato, in Italia, l’anno più caldo dal 1800, ovvero da quando disponiamo di dati sufficienti per effettuare un confronto.

La temperatura media da gennaio a dicembre, nell’anno appena trascorso, è cresciuta di 1,15  °C rispetto alla media del trentennio precedente. In Europa il 2022 è stato il secondo anno più caldo di sempre, dietro al 2020 mentre in questo 2023 abbiamo già un record: il giorno di gennaio più caldo mai registrato prima, con temperature anche 5 gradi superiori alla media e scorci d’Italia e d’Europa sopra i 20 gradi.

 

Temperature anomale, mentre un anemone – definito “il fiore del vento”; nella mitologia greca Anemone era una ninfa di cui si erano innamorati due venti, Zefiro e Borea – fiorisce con tre mesi d’anticipo e richiama una primavera fuori stagione. Che bello, che spettacolo, che clima ideale…non fosse che lo scenario è talmente inedito da destare preoccupazione e insospettire sullo stravolgimento dei ritmi biologici: già anno scorso la mimosa fiorì con un mese d’anticipo sul ruolino di marcia della natura, record che potrebbe essere ampiamente battuto.

Anzi, togliamo il condizionale. A Bucine, in provincia di Arezzo, una giovane imprenditrice aretina ha augurato buon anno con un video girato il 3 gennaio: 

“La mia mimosa è già clamorosamente fiorita. Non è mai successo prima”.

Non ci credete? Guardate qui. Altro che 8 marzo. La fioritura è impazzita, la natura in tilt e la tropicalizzazione della nostra parte di mondo ormai un processo avviato, come testimonia l’incremento di fenomeni naturali straordinari: la siccità prolungata del 2022 e la conseguente alluvione vissuta a Ferragosto nel Comune di Bagno a Ripoli sono tra gli esempi più eclatanti.

La neve non c’è neanche in montagna – povere località sciistiche dell’Appennino – e spararla significa consumare (e spendere), mentre il sole già scalda e l’anemone, assieme alla mimosa e ai narcisi, prende forma, colore, vita. E’ la natura che lancia chiari messaggi di trasformazione – talvolta non distruttivi – che non riusciamo a cogliere, perdendoci nell’indifferenza di chi non sa guardare.

La prospettiva la quale fa si che l’uomo si consideri l’oggetto più grande del paesaggio, dopo aver abbattuto tutti gli alberi.






 

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