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Covid, la protesta unitaria dei gestori di palestre e piscine: “Falsa ripartenza, regole assurde, poca trasparenza e fuga delle Istituzioni”






Le sigle che rappresentano imprese e associazioni fanno il punto sulle reali condizioni del settore nel seguente comunicato stampa:

“Lunedì 24 Maggio hanno riaperto le palestre, il 1° Luglio (forse prima) le piscine al chiuso, mentre quelle all’aperto lo sono già da qualche giorno. Sulla carta (ma solo sulla carta) buone notizie per un settore costretto alla chiusura per ben 10 mesi su 15 di emergenza sanitaria, bollato come pericoloso senza alcuna evidenza scientifica, che ha ricevuto ristori pari all’1% delle perdite e che già ha visto chiudere 1 operatore su 3.

Attraverso questo comunicato le sigle che rappresentano i gestori di palestre, piscine, impianti sportivi, siano essi profit o non-profit, e le imprese, uniscono la loro voce per fare il punto sulle reali condizioni del settore, al di là dei lustrini della comunicazione istituzionale.

Riaperture

E’ noto a chiunque che primavera ed estate rappresentano la bassissima stagione del settore, in cui la frequenza è pressoché nulla. È forse abusato il paragone con l’apertura degli stabilimenti balneari a novembre, ma questa è la realtà. Nonostante ciò, gran parte degli operatori, come è nel loro DNA, getteranno il cuore oltre l’ostacolo e riapriranno, con la certezza di entrate
inesistenti come già avvenuto alla riapertura a maggio dello scorso anno.

Protocollo sanitario

L’ultima versione approvata dal Comitato Tecnico Scientifico 10 giorni fa rende
impossibile ripartire davvero. La chiusura obbligatoria delle docce, che a occhi superficiali può sembrare una banalità, elimina una fetta maggioritaria di frequentatori di palestre e piscine, prime
fra tutte quelle persone che approfittano della pausa pranzo per prendersi cura della propria salute attraverso l’esercizio fisico e che hanno evidentemente bisogno di lavarsi prima di tornare al lavoro.

Inoltre, si fatica a trovare senso nella richiesta di riservare uno spazio di 12mq per persona all’interno degli spogliatoi quando si indicano 5mq a persona per i corsi di gruppo.






Piscine al chiuso

Ritardarne l’apertura appare più una scelta ideologica che scientifica, in
mancanza di qualsiasi dato concreto sulla pericolosità dell’ambiente “acqua” e considerando invece che è ampiamente dimostrato l’effetto protettivo del cloro dalla diffusione delle infezioni.
Infine, ma ugualmente importante, le associazioni del settore mettono in evidenza la totale mancanza di un interlocutore istituzionale disposto al dialogo e al quale presentare non solo bisogni e richieste, ma anche idee, proposte e soluzioni.

Il Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio, certamente animato da funzionari volenterosi e disponibili, ha competenze limitate e scarsa capacità di incidere sui temi chiave del settore, un esempio tra tutti i Protocolli sanitari. Non si può non rilevare con rammarico che a due
mesi dall’inizio del suo mandato come Sottosegretaria allo Sport, Valentina Vezzali non abbia ancora ritenuto necessario incontrare le associazioni di rappresentanza del settore.

Il Sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha coordinato, Lunedì 24 Maggio, il Tavolo di Lavoro “La Salute nello Sport”, iniziativa certamente utile ma i cui esiti lasciano sgomenti ed insoddisfatti noi addetti ai lavori, così come in precedenza non erano state comunicate le finalità, i partecipanti, i temi
all’ordine del giorno e come eventualmente contribuire alla sua efficacia. Il Comitato Tecnico Scientifico è da sempre una sorta di Olimpo inarrivabile, il cui accesso è riservato solo a pochi eletti.

Molti sono, infine, i Parlamentari di buona volontà che ascoltano le istanze del settore, le registrano e provano a trasferirle a chi ha potere decisionale, scontrandosi però con le stesse dinamiche sopra descritte.
È evidente che in questo scenario parlare di “ripartenza” di un settore, qualsiasi esso sia, diventa solo uno slogan buono per conferenze stampa e ospitate in tv, ma irreale all’atto
pratico.

Noi rappresentanti delle associazioni del settore siamo convinti che periodi drammatici come quello attuale si superano solo attraverso un patto tra Istituzioni e società civile, basato sul rispetto
reciproco e sul dialogo finalizzato a trovare soluzioni concrete. Ma se sono le Istituzioni stesse a sottrarsi al dialogo, quale alternativa lasciano alla società civile per comunicare i propri bisogni e le proprie proposte?

È un invito a seguire l’esempio di quei settori che da tempo hanno smesso di “elemosinare” attenzione da parte delle Istituzioni e hanno già avviato delle cause di risarcimento danni contro lo Stato?”






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