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Nessuno si salva da solo






Nell’aprile di un anno fa, in una piazza San Pietro deserta e bagnata dalla pioggia, papa Francesco pregò in un surreale silenzio con i fedeli collegati da tutto il mondo. Un’immagine incancellabile, fortissima, estremamente emblematica della personalità di un pontefice diverso da tutti i suoi predecessori.

Ancora più forti tuttavia quel giorno furono le parole che Francesco utilizzò nell’omelia: “Bisogna pensare al noi e cancellare per un tempo l’io […] Nessuno si salva da solo e se tu non ti avvicini per fare in modo che tutti siano salvati, neppure tu ti salvi”.

Mentre la pandemia ci colpisce e ci rende più deboli, colpendo soprattutto coloro che si ritrovano ad essere più fragili nella salute e coloro che si vedono tolta ogni certezza lavorativa e di sostentamento per sé e la propria famiglia, il messaggio che viene dalla voce del Papa è quello di tendere una mano verso chi ha bisogno, anteponendo l’altro all’io nella consapevolezza che la nostra salvezza può trovare realizzazione solo se ce la fa anche chi ci sta vicino.






E se è vero che ci troviamo ad assistere costantemente a situazioni in cui questo invito viene calpestato, con il trionfo dell’egoismo più assoluto, è vero altresì che qualche meraviglioso esempio giunge a squarciare il velo di menefreghismo e a portare una luce nuova. Proprio prendendo in prestito la frase di Bergoglio, a Pavia è nata “Nessuno si salva da solo”, un’iniziativa dei cittadini che si appoggia sul sostegno di una rete che va da “Libera” al “Rotary” e che prevede un’autotassazione volontaria con trattenuta mensile del 5% dello stipendio da versare in una cassa comune: destinatari del denaro raccolto, della cui distribuzione si occupa poi la Caritas, sono le tante persone che a causa del Covid si trovano ad affrontare pesanti difficoltà economiche.

I più fortunati, coloro che percepiscono uno stipendio o una pensione fissa, aiutano i più deboli, coloro che da un momento all’altro hanno dovuto fare i conti con una situazione del tutto imprevedibile. Nel fondo comune, grazie al contributo di 170 donatori tra cui alcuni consiglieri comunali che hanno donato un gettone di presenza una tantum, sono stati messi insieme sinora 137.000 euro, i quali si sono trasformati in contributi che vanno da un minimo di 500 euro a un massimo di 3000; una commissione riservata ed imparziale giudica le richieste d’aiuto pervenute, decidendo come e a chi distribuire i soldi.

Gad Lerner ha raccontato pochi giorni fa questa bellissima storia sul “Fatto Quotidiano”, riportando la testimonianza di alcuni tra quelli che, lungi dall’essere eroi, si sentono e vogliono essere definiti dei semplici cittadini che cercano di mettere al primo posto il principio della solidarietà.

Daniela, maestra in pensione, e Paolo, docente universitario di Fisica sperimentale, raccontano con entusiasmo della loro “patrimoniale dal basso”: ritenendosi dei privilegiati, dal momento che il Covid non ha messo in discussione la loro stabilità economica, hanno deciso di venire incontro ad amici e sconosciuti precipitati nell’indigenza, perché non era possibile “far finta di niente”. Fa davvero sorridere, come notano anche loro, che in questo Paese non sia possibile approvare una patrimoniale dall’alto, toccando in minima parte quei grandi patrimoni da cui si potrebbero ricavare grandi risorse per gli ultimi della società.

La politica non si è mai impegnata in questa direzione, ed anzi il fronte contrario alla patrimoniale si è addirittura allargato, inglobando in recenti votazioni parlamentari anche partiti che si definiscono di sinistra. “Ma qualcuno deve pur dare il buon esempio”– rispondono i 170 donatori di Pavia.

Non considerano dunque affatto straordinaria la loro azione, sebbene purtroppo nello sciagurato Belpaese essa lo sia eccome. Viviamo in una fase storica in cui la maggior parte degli individui si rifiuta di tendere la mano al prossimo e si rinchiude in se stessa, prigioniera spesso di valori vacui e ossessionata dalla ricerca del denaro e del benessere esclusivamente individuale. Se non ci ricordiamo che però nessuno si salva da solo, come ha detto papa Francesco rischiamo di andare tutti a fondo, con la colpa perenne di non esserci legati con catene di solidarietà ma soltanto con catene di annientamento.






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