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Antella, L’appello: “Salviamo lo storico Leccio del Ginori, un bene di tutta la comunità!”

Condividiamo e rilanciamo, rivolgendoci anche alle Istituzioni e all’assessore ripolese con delega a ambiente e gestione parchi Enrico Minelli, l’appello dell’annuario del CRC Antella: “Salviamo il Leccio del Ginori, un bene che appartiene a tutta la comunità”.






“Sul crinale della collina che divide Grassina da Antella si sviluppa il parco della villa di Belmonte che, dal 1700, appartiene ai Ginori. Nel belvedere che guarda Firenze un gigantesco leccio (Quercus ilei L.) distende la sua splendida chioma con ventitré metri di diametro e con altezza di undici metri. 

“Se ne sta in un prato tutto suo. Il tronco, o per meglio dire il fascio dei tronchi che nel corso di molti secoli sono cresciuti uno avviluppato all’altri si alza in una forma quasi spirale fino ai giganteschi rami bassi, che si sviluppano in sinuosità insolite, serpeggianti.”

In effetti la parte più caratteristica è senza dubbio il tronco che, nella parte più stretta, ha una circonferenza di cinque metri e mezzo e ha subito un’azione di torsione tale da far risultare l’estesa chioma sfasata di oltre novanta gradi rispetto alle radici, “come se un gigante dotato di forza mostruosa l’avesse afferrato dall’alto facendogli compiere un quarto di giro in senso orario”. 

A leggere queste prime righe, a pagina 95 dell’annuario del Circolo Ricreativo Culturale di Antella, Massimo Casprini sembra descrivere un’entità mistica, quasi divinatoria, le cui sembianze sono prossime al sovrannaturale.
Se in realtà un albero è quanto ciò di più naturale esista, il Leccio protagonista del nostro racconto scomoda realmente il sacro, lascia senza fiato, intavola in chi lo guarda un dibattito impari con l’immaginazione. Un monologo dell’immaginazione.

Oltre 500 anni d’età per il Leccio del Ginori all’Antella, ritenuto uno dei più belli della Toscana. Come si legge ancora nell’annuario, “Valido Capodarca che di piante gigantesche ne ha viste e studiate centinaia in tutta l’Italia ha scritto che “quel leccio è qualcosa di favoloso, un esemplare da antologia”. Era il 1983!”.

Oggi, 40 anni più tardi, il Leccio ha conservato la maestosità strutturale ma, evidentemente, ha perso smalto nella chioma, nella sua caratteristica di pianta sempreverde. Da qui, l’appello lanciato da Massimo Casprini: “Salviamo il Leccio del Ginori”. Quello dell’Antella. Quello che, fino a qualche decennio fa, era “nostro”, in quanto spazio pubblico, dei bambini scorrazzanti e degli innamorati felici. Del “ruzzolare l’uovo” nel giorno di Pasqua e della vista stupenda sul Duomo di Firenze.

“Nella sua pancia c’è proprio il cuore della pianta dove si poteva stare comodamente seduti in dieci persone quando il luogo era la meta preferita da tante famiglie per le merende e le scampagnate primaverili. 
Oggi non è più così! Con un recinto di filo spinato è precluso ogni accesso per raggiungere il Leccio del Ginori che è lasciato in abbandono, senza nessuna cura che possa risvegliarlo da quella solitudine in cui si trova”. 

[…]  Il Leccio risente dell’età, vive in forte decadenza, sta morendo assediato dai rovi, la chioma si è abbassata e incanutita e ogni giorno perde qualche tralcio, lasciando chiazze di vuoto incolmabili. […] Soffermiamoci – conclude l’annuario del CRC Antella – , virtualmente, all’ombra del Leccio del Ginori e lanciamo un appello per sensibilizzare la proprietà a salvarlo da un lento, inesorabile e triste destino. Portiamo al suo capezzale una schiera di botanici, specialisti e potatori che sappiano dargli le cure adeguate per farlo tornare rigoglioso e verde. E’ un bene che appartiene alla Comunità e tutti insieme riusciremo a farlo guarire!






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